Inviato il 10-08-2008
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Attualmente, per il funzionamento della rete internet e l’accumulazione dei dati, si producono 160 milioni di tonnellate di Co2 all’anno, superiori alla produzione totale di un paese come l’Olanda, corrispondenti allo 0,3% del totale mondiale.
Agli attuali tassi di crescita, afferma il rapporto, entro il 2020 questa percentuale raddoppierà, superando quella del trasporto aereo e avvicinandosi a quella del trasporto marittimo, 0,8%. Queste le parole esatte tradotte dalla ricerca: “i costi e i consumi di energia necessari a raffreddare e alimentare tutti i datacenter della Terra nel 2020 potrebbero diventare insostenibili e l’anidride carbonica prodotta supererà quella scaricata nell’atmosfera dall’intera industria aeronautica del globo.”
Secondo lo studio il principale fattore al quale si deve un tasso di inquinamento così elevato è l’inefficienza di queste strutture: “Il motivo principale – si legge nel documento – sta nella bassa efficienza dei data center: i server vengono utilizzati appena al 6% delle capacità, mentre i grossi centri di raccolta dati lavorano al 56% della potenza”.
Andando a cliccare sul sito dell’agenzia Americana troverete una presentazione powerpoint che fornisce minuziosamente i risultati del rapporto.

Lo studio prende avvio dalla recente attenzione rivolta alla consumo energetico degli apparecchi elettrici e in primo luogo dei pc, tanto che aziende come Intel o Amd stanno progettando microprocessori in grado di ridurre drasticamente l’energia richiesta.
Risulta interessantissima in quest’ambito la precedente indagine realizzata da due dottorandi delle università di Yale e Harvard, i quali hanno calcolato, in base ai dati forniti dall’IEA, (l’International energy agency), che un pc connesso a un server produce tanto ossido di carbonio quanto la respirazione di una persona e mezzo.

Il conto è presto fatto: un minuto su una pagina Web equivale a un grammo di CO2 nell’atmosfera. Poi moltiplicando questa cifra per il numero globale degli internauti sono arrivati a valutare in 50 milioni le tonnellate di ossido di carbonio, emesse nell’atmosfera da Internet in un anno.

La maggioranza degli utenti ignora questo fenomeno. I due dottorandi hanno deciso così di lanciare il progetto CO2 Stats, un contatore per misurare l’inquinamento prodotto dall’uso dei siti online al fine di equilibrarlo con tecnologie verdi.
Lanciato nell’ottobre 2007, il progetto intende utilizzare i social networking per fare aumentare l’interesse delle persone per le energie rinnovabili.
E finora più di 250 siti, che hanno 300.000 accessi distinti al mese, hanno installato il contatore. L’obiettivo dei due responsabili del progetto è di raggiungere il milione di visitatori al giorno. Vedremo se ci riusciranno.

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